CHARLES BUKOWSKY
Ecco la foto di uno dei maggiori esponenti della beat-generation!
A PROPOSITO DI BEAT GENERATION … VI PRESENTO:
Charles Bukowski nasce iI 16 agosto del 1920 ad Andernach, in Germania. Due anni dopo si trasferisce al seguito della famiglia a Los Angeles.I Bukowski istituiscono un granitico bunker familiare, blindato contro ogni input proveniente dalla nuova comunità: gli sbiaditi ricordi d’infanzia di Charles sono i continui ammonimenti familiari a non avere contatti con i coetanei. Escluso dalle partite a baseball sotto casa, irriso per il suo tenue accento teutonico, manifesta difficoltà d’inserimento.
A PROPOSITO DI BEAT GENERATION …
A tredici anni comincia a bere con una chiassosa banda di teppistelli mentre cresce il suo disagio e il senso d’ emarginazione dalla società. Non è una carezzevole linfa creativa, ma la rabbia verso la vita a spingerlo a scrivere. L’adolescente Bukowski deve infatti fare i conti con una spaventosa forma di acne arginabile solo con l’uso di speciali aghi elettrici. Nel 1938 si diploma stancamente alla L.A. High School, quindi se ne va di casa e inizia il suo girovagare fra squallide camere d’affitto, frequentazioni di bar malfamati e lavori mantenuti il tempo di un paio di paghe.
A PROPOSITO DI BEAT GENERATION …
Nel 1944 pubblica su una rivista abbastanza prestigiosa il racconto Aftermath of a lenghb Rejection Slip e incomincia un burrascoso rapporto con Jane Baker, una donna alcolizzata. Sempre in quel periodo, fra nottate trascorse in cella per ubriachezza, resistenza alla leva e ricoveri in ospedale per emorragia, riesce a farsi assumere alle poste.
A PROPOSITO DI BEAT GENERATION …
Nel 1959 gli vengono pubblicate otto poesie sulla rivista Harlequin e la direttrice, Barbara Frye, accetta la proposta di matrimonio di Hank per corrispondenza. Si separarono due anni dopo. L’editore John Webb, nel 1962, gli pubblica la prima raccolta di poesie, It Catches my Heart from my Hands. Nel settembre del 1964 divent padre di Marina, nata dall’unione con Frances Smith, una giovane poetessa. Bukowski inizia a collaborare con il settimanale Open City: le sue velenose colonne verranno raccolte nel volume Nofes ofa Dirty Old Man. La speranza di poter diventare uno scrittore full time, rafforzata dall’interesse dell’ambizioso editore John Martin della Black Sparrow Press, gli dà il coraggio di licenziarsi dall’insopportabile ufficio postale all’età di 49 anni. Comincia il periodo dei readings poetici e delle folli avventure con le donne.
A PROPOSITO DI BEAT GENERATION …
Alla fine di una lettura particolarmente sofferta, nel 1976, conosce Linda Lee che diventerà sua moglie.
Per Bukowski arriva finalmente il successo, la Black Sparrow Press pubblica tutte le sue opere e, nel 198,1 viene tratto un film dal libro “Tales of Ordinary Madness” con Ben Gazzara. Nel 1987 è il turno di Barfly, tratto da una sceneggiatura dello stesso Bukowski.
Gli ultimi anni dello scrittore, trascorsi nella casa di San Pedro con la moglie Linda Lee, sono i più sereni della sua vita.
Charles Bukowski muore in ospedale il 9 marzo 1994 per una grave forma di leucemia.
BEAT GENERATION…
Il termine beat viene coniato da Kerouac nel 1947, ma l’atto di nascita ufficiale è il 1952, anno di pubblicazione di Go di John Clellon Holmes, che viene considerato il primo racconto beat, e dell’articolo This is the Beat Generation (New York Times, novembre 1952), che segna l’avvio dell’esistenza pubblica del beat. Beat è un termine che assume molteplici significati già in inglese, ed in italiano è tradotto e spiegato in varie accezioni. Beat è beatitudine (Beatitude), la salvezza ascetica ed estatica dello spiritualismo Zen, ma anche il misticismo indotto dalle droghe più svariate, dall’alcol, dall’incontro carnale e frenetico, dal parlare incessantemente, sviscerando tutto ciò che la mente racchiude. Beat è battuto, sconfitto. Ed è forse così che lo intendeva Kerouac quando lo pronunciò: la sconfitta inevitabile che viene dalla società, dalle sue costrizioni, dagli schemi imposti ed inattaccabili. Beat è il tormento del richiamo alla vita libera e della consapevolezza che è l’istante di un’estate, come in uno dei libri di Sulla strada. Il tormento di perdere comunque.
Beat è ribellione. Beat è battito. Beat è ritmo. Quello della musica jazz, che si ascolta in quegli anni, quello del be bop, quello della cadenza dei versi nelle poesie. Il jazz di Frisco, frenetico, sudato, vissuto e catartico; il jazz di Charlie Parker, “The bird”, personaggio eroico e deificato da questa generazione; la poesia di Carlo Marx (Allen Ginsberg) declamata fino a tarda notte e i versi sconnessi di Mexico City Blues o della poesia “Mare suoni dell’Oceano Pacifico a Big Sur” che fa da appendice a “Big Sur” di Kerouac. Beat è la scoperta di sé stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato dai pregiudizi, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva. Beat non è politica però, nonostante molti movimenti abbiano origine da questa fonte. Beat non è religione, nonostante sia forte la componente religiosa in questo gruppo. Beat è libertà di essere sconfitti, ma molto più probabilmente beat è uno dei tanti termini che solo “hipsters dal capo d’angelo adenti per l’antico contatto…” possono capire, perché non ha un vero significato semantico, ma più un significato mistico, inisito nell’anima battuta, beata, ritmata, ribelle di quella generazione.


