SMASHING PUMPKINS: BIOS !!!1
Machina I e II, il (primo?) I rapporti interni alla band si fanno sempre più turbolenti. il 1999 segna il ritorno di Chamberlin, disintossicato e pronto per entrare in studio. Ma proprio durante la registrazione del nuovo disco, si annuncia l’uscita di D’Arcy per dedicarsi alla carriera di attrice, ma solo più tardi Corgan stesso ammetterà che i motivi reali erano ancora di tossicodipendenza. Prende il suo posto Melissa Auf der Maur, ex-bassista delle Hole ed amica dello stesso Billy Corgan. Il 2000 vede l’uscita di Machina/The Machines of God. In questo concept-album si riversano tutte le esperienze musicali di Corgan applicate ai precedenti lavori. Alle suggestive chitarre distorte e risonanti in primo piano vengono affiancate le tastiere, e le une si alternano alle altre a seconda dei brani; il basso cerca un nuovo spazio tentando di uscire dal semplice schema seguito finora, sbilanciandosi in arrangiamenti lievemente più elaborati; l’estro della batteria classica si fonde con l’elettronica, rinnovando in freschezza la prima e sottraendo la seconda a schemi ripetitivi. In Machina I si fondono il nuovo amore per l’elettronica (Raindrops + Sunshowers), la ballata romantica (“With Every Light”, “Try, Try, Try”), fino all’hard rock (“Glass and the Ghost Children”), anch’esso contaminato dall’elettronica. Nonostante la commistione di generi, che ad un primo ascolto sembra cercare l’approvazione di un mercato molto più pop e commerciale, non sembra deludere le aspettative del pubblico, che, elettronica o no, può ancora trovare in una o due canzoni il genere Pumpkins che più gli aggrada. Nei testi di Machina prevale ora l’amore e i rapporti tra l’Io, la donna amata e Dio, triangolo ideale e indissolubile rappresentato sin dalla copertina (due amanti in un calice, cullati dalle mani di Dio); in altri brani viene ripreso il tema malinconico della morte, ma questa volta, diversamente dalle altre, non c’è molta rassegnazione, quanto una sorta di ottimismo e speranza che si fa strada tra le note a volte struggenti e dolorose. La leadership di Corgan è ormai incontrastata, tanto da far passare in secondo piano tutti i componenti della band; e proprio all’apice del successo del singolo si contrappone la fine del gruppo, annunciata da una emittente radiofonica, che verrà ufficializzata al termine del tour che si concluderà al Metropolitan di Chicago con uno show di oltre quattro ore.
Dopo lo scioglimento del gruppo, Corgan decide di far pubblicare il seguito dell’ultimo album, Machina II/Friends and Enemies of Modern Music, registrato durante le session di Machina I. Il progetto, che dovrebbe essere un doppio album, non convince l’etichetta Virgin Records, che mette il suo veto. Corgan, con una mossa ancora una volta controcorrente, ne fa stampare 25 copie su vinile, distribuendole a conoscenti ed amici con disposizione di incoraggiarne la diffusione tramite Internet.
In Machina II si ritrovano nuovi spunti di rabbiosa energia che coi dischi precedenti sembrava essere stata annacquata in favore della musicalità. Di nuovo la chitarra distorta padroneggia affiancata dalla batteria di Chamberlin, che finalmente si sfoga della potenza accumulata e repressa negli ultimi tempi. Diversi brani presentano canzoni già ascoltate in forme più crude, con un impatto più violento all’ascolto. Le tracce si susseguono senza apparente soluzione di continuità, proponendo una raccolta vigorosa, a volte ruvida come agli inizi. Tuttavia l’effetto del tempo si sente, e questi non sono gli Smashing Pumpkins degli esordi, sembrano piuttosto ciò che la casa discografica voleva nascondere al pubblico. Anche gli ormai immancabili effetti elettronici sono a tratti isterici, decisamente meno delicati del solito.
Compiuto l’ultimo atto, della band rimane solo una raccolta, edita questa volta dalla Virgin e supportata dalla band probabilmente per obblighi contrattuali, che niente di nuovo aggiunge a quanto è stato fatto finora.
