A PROPOSITO DI BEAT GENERATION …
Nel 1944 pubblica su una rivista abbastanza prestigiosa il racconto Aftermath of a lenghb Rejection Slip e incomincia un burrascoso rapporto con Jane Baker, una donna alcolizzata. Sempre in quel periodo, fra nottate trascorse in cella per ubriachezza, resistenza alla leva e ricoveri in ospedale per emorragia, riesce a farsi assumere alle poste.
A PROPOSITO DI BEAT GENERATION …
Nel 1959 gli vengono pubblicate otto poesie sulla rivista Harlequin e la direttrice, Barbara Frye, accetta la proposta di matrimonio di Hank per corrispondenza. Si separarono due anni dopo. L’editore John Webb, nel 1962, gli pubblica la prima raccolta di poesie, It Catches my Heart from my Hands. Nel settembre del 1964 divent padre di Marina, nata dall’unione con Frances Smith, una giovane poetessa. Bukowski inizia a collaborare con il settimanale Open City: le sue velenose colonne verranno raccolte nel volume Nofes ofa Dirty Old Man. La speranza di poter diventare uno scrittore full time, rafforzata dall’interesse dell’ambizioso editore John Martin della Black Sparrow Press, gli dà il coraggio di licenziarsi dall’insopportabile ufficio postale all’età di 49 anni. Comincia il periodo dei readings poetici e delle folli avventure con le donne.
A PROPOSITO DI BEAT GENERATION …
Alla fine di una lettura particolarmente sofferta, nel 1976, conosce Linda Lee che diventerà sua moglie.
Per Bukowski arriva finalmente il successo, la Black Sparrow Press pubblica tutte le sue opere e, nel 198,1 viene tratto un film dal libro “Tales of Ordinary Madness” con Ben Gazzara. Nel 1987 è il turno di Barfly, tratto da una sceneggiatura dello stesso Bukowski.
Gli ultimi anni dello scrittore, trascorsi nella casa di San Pedro con la moglie Linda Lee, sono i più sereni della sua vita.
Charles Bukowski muore in ospedale il 9 marzo 1994 per una grave forma di leucemia.
BEAT GENERATION…
Il termine beat viene coniato da Kerouac nel 1947, ma l’atto di nascita ufficiale è il 1952, anno di pubblicazione di Go di John Clellon Holmes, che viene considerato il primo racconto beat, e dell’articolo This is the Beat Generation (New York Times, novembre 1952), che segna l’avvio dell’esistenza pubblica del beat. Beat è un termine che assume molteplici significati già in inglese, ed in italiano è tradotto e spiegato in varie accezioni. Beat è beatitudine (Beatitude), la salvezza ascetica ed estatica dello spiritualismo Zen, ma anche il misticismo indotto dalle droghe più svariate, dall’alcol, dall’incontro carnale e frenetico, dal parlare incessantemente, sviscerando tutto ciò che la mente racchiude. Beat è battuto, sconfitto. Ed è forse così che lo intendeva Kerouac quando lo pronunciò: la sconfitta inevitabile che viene dalla società, dalle sue costrizioni, dagli schemi imposti ed inattaccabili. Beat è il tormento del richiamo alla vita libera e della consapevolezza che è l’istante di un’estate, come in uno dei libri di Sulla strada. Il tormento di perdere comunque.
Beat è ribellione. Beat è battito. Beat è ritmo. Quello della musica jazz, che si ascolta in quegli anni, quello del be bop, quello della cadenza dei versi nelle poesie. Il jazz di Frisco, frenetico, sudato, vissuto e catartico; il jazz di Charlie Parker, “The bird”, personaggio eroico e deificato da questa generazione; la poesia di Carlo Marx (Allen Ginsberg) declamata fino a tarda notte e i versi sconnessi di Mexico City Blues o della poesia “Mare suoni dell’Oceano Pacifico a Big Sur” che fa da appendice a “Big Sur” di Kerouac. Beat è la scoperta di sé stessi, della vita sulla strada, del sesso liberato dai pregiudizi, della droga, dei valori umani, della coscienza collettiva. Beat non è politica però, nonostante molti movimenti abbiano origine da questa fonte. Beat non è religione, nonostante sia forte la componente religiosa in questo gruppo. Beat è libertà di essere sconfitti, ma molto più probabilmente beat è uno dei tanti termini che solo “hipsters dal capo d’angelo adenti per l’antico contatto…” possono capire, perché non ha un vero significato semantico, ma più un significato mistico, inisito nell’anima battuta, beata, ritmata, ribelle di quella generazione.
In principio c’erano gli hipsters. Questo gruppo di figure distaccate, rappresenta la corrente esistenzialista americana, che riconosce il rischio di una guerra atomica, e sente oppressivimente il peso della società consumistica americana del dopoguerra e dell’asfissiante standardizzazione delle masse. Gli hipsters sono distaccati, conoscono i pericoli e, perciò, si licenziano dalla società iniziando ad insuguire la loro esistenza profonda. Gli hipsters sono i tipi seri, abbottonati, misticamente in preda all’eroina che Kerouac descrive nella prima parte de I sotterranei. Accanto a questi personaggi, emergono i beat, giovani sofferenti e focosi, dediti all’alcol e alla marjiuana, poeti, romanzieri, che vorrebbero condividere con l’umanità il loro amore per il tutto e, invece, si sentono incompresi. Per il loro stile di vita sono accomunati spesso alla “Lost Generation”, e per stessa ammissione di molti scrittori beat, Whitman ed Hemingway sono tra i fondamentali delle loro ideazioni letterarie. Ma, in realtà, il movimento beat ebbe una portata assai più sconvolgente, grazie anche al periodo in cui è emerso
Simbolo del beat è, di certo, Neal Cassady, ispirazione di molte opere di Kerouac, ma anche di Ginsberg e citato da altri autori statunitensi, quali Charles Bukowski, per l’eccezionale personalità che “l’ultimo sacro idiota d’America” riusciva a far esplodere. Il movimento beat è una corsa velocissima, ma che lascia il segno: pochi sono riusciti a fermarsi prima del punto di non ritorno. Una gioventù bruciata. Il movimento è sostanzialmente frutto di un’utopia che nasce all’interno di un gruppo di amici, amanti della letteratura e completamente saturi della società che vivono, delle regole, dei tabù. I beat vogliono scappare, viaggiare, far l’autostop fino a dove possono arrivare, ma non per un senso di fuga dalle responsabilità, ma per trovarsi da soli nuove regole e stili di vita. Da qui viene l’avvicinamento alla spiritualità Zen, al cattolicesimo, al taoismo che tanto viene approfondito, discusso e rimodellato in un’ottica beat; ma da qui viene anche l’abuso di sostanze stupefacenti, di alcol per trovare un nuovo sistema di regole, e per sedare la sofferenza per riunire l’io e il Tutto
Inizialmente, il movimento beat, anche grazie al successo di Sulla strada raccoglie un grande consenso e dà vita al movimento dei “figli dei fiori” e dei beatniks. Entrambi i gruppi saranno motivo di grave malcontento della società contro gli scrittori beat che, per il loro modo di vivere, non sembravano differenziarsi da questi personaggi che intendevano tutta la corrente come una rivolta contro la borghesia americana che sfocerà nella protesta contro la guerra del Vietnam. Ad un certo punto essere beat diventa scomodo sia per gli attacchi pressanti delle associazioni americane, che per le intrusioni nella sfera personale da parte di fan e giornalisti che vedevano in questi uomini dei simboli della rivolta che non avevano il coraggio di fare.

